TEMPERAMENTO E SPIRITO 

Vitale Giordano è un ragazzo colto e brillante, pieno di vita e ardore.
Egli è lì ad indicarci la via: ricerca, curiosità, dubbio.
Ci piace immaginarlo così, esattamente come fu: inquieto, audace, temerario.
La sua personalità rientra davvero a pieno titolo tra i matematici più illustri del XVII secolo, quello di Galilei, Newton, Leibniz, dei francesi Pascal e Fermat. Tutti filosofi naturali e matematici con la mente costantemente rivolta allo studio dei meccanismi di funzionamento della natura.
Esattamente come Vitale Giordano, poliedrico studioso di scienza, formulatore di rivisitazioni di teoremi e teorie, interprete della tradizione classica e fruttuoso uomo del dialogo coi grandi della sua epoca (uno su tutti proprio Leibniz), uomo sempre legato ad una mai doma e sempre entusiasta ricerca.
Ecco perché l’Accademia non poteva che pensare ai giovani. Coinvolgendoli con grande fervore. Già, abbiamo bisogno che i giovani facciano ricerca, che producano sapere, che siano interpreti di un pensiero che sappia mettersi in discussione e libero, un sapere che sappia approfondire il sapere stesso.
Giordano, inoltre, incarna il fitto e interessante dibattito tra scienza e fede, ragione e spiritualità. Fides et Ratio, potremmo sintetizzare, come indicò Giovanni Paolo II nell’omonima enciclica.
Lo scienziato era, infatti, un uomo che all’avvincente sfida del calcolo e dell’ingegnosità scientifica univa il portento fondante della fede.
Egli fu vicino ai papi del tempo, amico di intellettuali della Roma barocca.
Fu frequentatore di corti illuminate: si pensi a Cristina di Svezia, colei che a Stoccolma volle creare la “Atene del Nord”.
Vitale Giordano è gemma nella storia della città di Bitonto, ne rappresenta uno dei figli migliori e più noti.

LA VITA

Nacque nella città degli ulivi il 15 ottobre del 1633, da Francesco e Minerva Torriero. Come tanti ragazzi dell’epoca, soprattutto se validi intellettualmente, fu subito avviato agli studi ecclesiastici.
Divenne chierico, prese gli ordini minori, ma abbandonò presto l’abito.
Si trasferì così, ancora giovane, a Taranto dove ebbe storia d’amore e un figlio.
I rapporti con i parenti della moglie diventarono subito difficili e si racconta che durante una lite, nel 1652, uccise uno dei fratelli della moglie.
Di questo non vi sono tuttavia inoppugnabili evidenze storiche.
A seguito di queste vicissitudini, fu costretto a lasciare la città pugliese e, per qualche tempo, riparò prima a Venezia e poi a Roma, dove si arruolò nella flotta che papa Innocenzo X stava allestendo contro gli Ottomani.
Sono gli anni della quinta guerra turco-veneziana, nota anche come la guerra di Candia, che vide contrapposta la Repubblica di Venezia (con alcune potenze europee alleate della Serenissima) all’impero Ottomano guidato dal Sultano Mehmed Pasha.
Anche gli anni militari non furono certo facili per il Giordano, costantemente in balia del suo carattere ribelle e indomito, poco incline alla disciplina ed alla autorità. Come tutte le persone di grande carattere e genialità.
Le sue capacità intellettive furono notate dal comandante della nave sulla quale prestava servizio e gli venne chiesto di occuparsi della contabilità di bordo. Iniziò, quindi, ad applicarsi nello studio della matematica per assolvere al compito di economo sulla quale si era imbarcato come semplice marinaio.
Si distinse a tal punto nello sviluppo di innovative e brillantissime procedure per la registrazione della contabilità di bordo da essere segnalato all’ammiragliato. Divenne così responsabile della contabilità della nave ammiraglia e successivamente fu trasferito all’arsenale di Roma, come direttore dei servizi di economato.
Con il suo nuovo lavoro, Giordano ebbe modo di conoscere e frequentare alcuni studiosi di matematica che lo spinsero ad approfondire lo studio dei classici greci, autori dei primi teoremi e sistematizzazioni in campo geometrico e matematico. Ma arrivò con la lettura delle opere di Euclide la folgorazione e l’innamoramento di Vitale Giordano per la regina delle scienze, potendo frequentare abitualmente la Biblioteca Angelica e, piano piano, maturando la convinzione di dedicarsi esclusivamente agli studi.
Decide così di abbandonare per sempre la vita militare per la speculazione e la teoria. Siamo nel 1661.
Divenne amico del matematico Francesco Levera ma poi anche di Matteo Ricci, sinologo gesuita, apprezzato anche come cartografo.
Vitale Giordano tenne delle lezioni all'Accademia dei Simposiaci: fu la sua consacrazione.
Fu poi accolto, come detto, dalla regina Cristina di Svezia nella sua corte romana, remunerato come animatore culturale per cinque anni.
Successivamente, ecco la nomina come ingegnere addetto a Castel Sant'Angelo.
Fu in questi anni di comodità economica che scrisse il famoso Euclide restituito (Roma, 1680). Vitale Giordano fu poi anche docente di Matematica alla Sapienza di Roma: dal 1685 al 1711.
Nel 1691 divenne arcade con il nome di Serrano Condileo.
Vennero alla luce anche due opere di meccanica: il De componendis gravium momentis (Roma, 1687) e il Fundamentum doctrinae motus gravium (ancora Roma, 1688). Di quest’ultimo lavoro (dedicato a temi galileiani, propositi che il Giordano poi rivide e riesaminò) il nostro pubblicò poi una successiva seconda edizione, oggi rarissima.
Fu in questo coinvolgente e stimolante clima che Giordano conobbe Leibniz: sul tema dell’Euclide ci fu anche un carteggio tra i due.
Gli incarichi culturali, spesso anche a favore della curia o di importanti monasteri romani, continuarono.
Fu consultore del pontefice Clemente XI quando egli propose di rivedere la riforma del calendario attuata da Gregorio XIII.
L’esistenza di questo insonne ricercatore si spense il 3 novembre del 1711, a Roma.